Esdebitazione

L’esdebitazione è un beneficio concesso al fallito persona fisica in presenza di particolari condizioni soggettive ed oggettive e consiste nella liberazione dai debiti residui, che non siano stati soddisfatti attraverso la procedura fallimentare.

Ciò al fine di limitare l’esdebitazione ai soli imprenditori:

  1. che ne siano meritevoli per aver svolto in modo corretto la propria attività ed aver mostrato una buona condotta e un atteggiamento collaborativo durante la procedura concorsuale;
  2. il cui fallimento abbia consentito il soddisfacimento almeno parziale dei creditori concorsuali.

Quanto ai requisiti di meritevolezza è ammesso al beneficio dell’esdebitazione solo l’imprenditore che:

  1. ha cooperato nella procedura, fornendo tutte le informazioni e la documentazione utile e adoperandosi per il proficuo svolgimento delle operazioni. E’ escluso il debitore che abbia tenuto comportamenti ostruzionistici durante il fallimento, come non aver consegnato al curatore la corrispondenza, o aver ritardato lo svolgimento della procedura;
  2. nei 10 anni precedenti non ha beneficiato di altra esdebitazione;
  3. non ha distratto l’attivo, o esposto debiti inesistenti, causato o aggravato la crisi rendendo gravemente difficoltosa la ricostruzione del patrimonio o del movimento degli affari o fatto ricorso abusivo al credito. Si tratta di condotte sanzionate anche penalmente, ma in questi casi l’esdebitazione è esclusa a prescindere dalla condanna penale;
  4. non è stato condannato per bancarotta fraudolenta o per delitti contro l’economia pubblica, l’industria e il commercio, ed altri delitti compiuti in connessione con l’esercizio dell’attività d’impresa.

In presenza di queste condizioni soggettive ed oggettive (il presupposto oggettivo è lo stato di sovraindebitamento del debitore), il tribunale con lo stesso decreto di chiusura del fallimento dichiara inesigibili nei confronti del debitore i debiti concorsuali non soddisfatti integralmente.

L’esdebitazione opera per tutti i debiti anteriori all’apertura del fallimento, anche quelli per i quali non è stata presentata domanda di insinuazione al passivo. Rispetto ai creditori che non hanno partecipato al fallimento, però, l’effetto liberatorio si produce solo per l’eccedenza rispetto alla percentuale attribuita dal fallimento ai creditori concorrenti di pari grado. L’esdebitazione non opera invece per particolari categorie di debiti: gli obblighi di mantenimento e alimentari e comunque le obbligazioni derivanti da rapporti estranei all’esercizio dell’impresa; la responsabilità extracontrattuale e le sanzioni pecuniarie penali e amministrative.

L’esdebitazione avviene per effetto del fallimento, che ne è la causa.
Il fallimento, infatti, non comporta la liberazione del fallito dalle obbligazioni non soddisfatte (in tutto o in parte) nell’ambito della procedura fallimentare.
La liberazione del fallito dai debiti residui può aversi solo quando il fallimento si chiude per concordato, ovvero quando il debitore ottiene l’esdebitazione dal tribunale fallimentare.

Come riportato all’inizio, per ottenere il beneficio bisogna rivestire la qualità di fallito persona fisica. E’ escluso dal fallimento il piccolo imprenditore e l’imprenditore non commerciale. L’art. 1 della legge fallimentare ha la funzione di stabilire se un piccolo imprenditore, individuale o collettivo (perché può anche essere una società), è tale o no solo ai fini di individuare la sua fallibilità o meno.

L’imprenditore commerciale (non piccolo) è soggetto a fallimento. Questo significa che la qualità di fallito si riferisce non solo all’imprenditore individuale, ma anche al socio illimitatamente responsabile di società appartenente ad uno dei tipi regolati nei capi III, IV e VI del titolo quinto del codice civile, il quale è dichiarato fallito per via di “estensione” del fallimento della società (SNC, SAS, SAPA)