Chiuse per sempre 17000 attività italiane durante l’emergenza Covid

Quasi la metà delle imprese italiane è a rischio

I dati Istat degli ultimi mesi del 2020 parlavano di 73.000 imprese chiuse a causa dell’emergenza Covid, pari a più del 7% del totale in Italia, di cui 17.000 non riapriranno mai più.

Dopo il primo lockdown, tra giugno e ottobre 2020, infatti, oltre due terzi delle aziende del nostro paese hanno visto una diminuzione del fatturato rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

La crisi pandemica è gravata su un territorio già in profonda crisi, che vedeva un gran numero di imprese sull’orlo del fallimento; oggi, alcune di esse stanno sopravvivendo grazie alle misure di sostegno assegnate dal governo ai settori produttivi sacrificati dalle disposizioni anti-Covid. Tutto ciò, sommato al blocco dei licenziamenti e alla cassa integrazione, sta alterando gran parte delle stime, ma si prevede un ulteriore aumento dei fallimenti entro la fine del 2021 e i primi mesi del 2022.

L’analisi del Cerved pubblicata sul Sole 24 Ore sostiene che le imprese che hanno subito gli effetti economici più devastanti sono:

  • quelle legate al turismo, sia di piccole che di grandi dimensioni;
  • quelle nel campo dell’edilizia;
  • settori bar e ristorazione, dove il rischio di insolvenza è molto alto (fino al 95%).
Imprese in declino post pantemia

Le prospettive di ripresa non sono ottimistiche

Nonostante lo scenario in miglioramento rispetto a novembre 2020, le prospettive di ripresa per il 2021 sono tutt’altro che rosee. Sono state colpite soprattutto le aziende di piccole dimensioni che hanno visto sia un calo della domanda che della liquidità.

Secondo il Rapporto Istat 2021, oltre il 25% delle imprese in crisi non ha ancora pianificato strategie per rispondere alla recessione e solamente poco più del 20% è riuscito a diversificare l’attività, cambiando la fornitura di servizi o creando partnership con altre aziende, in Italia o all’estero.

L’evento pandemico ha determinato una contrazione dell’attività produttiva in tutti i settori e nonostante la crisi abbia colpito duro soprattutto le regioni del Mezzogiorno, anche al nord le aziende hanno subito gravi perdite.

Dalla sezione fallimentare del Tribunale di Milano emerge che nel periodo da gennaio ad agosto 2021 solo a Milano sono state 532 le attività costrette a dichiarare fallimento, avvicinandosi ai dati del 2019, anno terribile, che aveva visto in media la chiusura di 90 imprese al mese.

Il rischio più grave a cui andiamo incontro è che un’insolvenza da parte delle aziende porti ad un’esposizione bancaria con conseguente crisi di liquidità e dei rapporti banca-imprese.